Lampara

scritto da Rubrus
Scritto 3 anni fa • Pubblicato 3 anni fa • Revisionato 3 anni fa
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Autore del testo Rubrus

Testo: Lampara
di Rubrus

Non era tanto anziano, non se visto da vicino.
Aveva un’aria vissuta piuttosto, forse per via dei capelli bianchi.
Dopo quella terribile avventura, nessuno mi riconosceva perché i miei capelli erano divenuti candidi come quelli di un vecchio.
La conclusione, più o meno, di “Una discesa nel Maelström” balzò alla mente di Claudio e lui la ributtò giù. Ma sarebbe ritornata. Tornava sempre. Forse, dopo quella notte, però…
Estrasse i contanti e pagò il biancocrinito. Lui accese una torcia elettrica, li contò, li infilò in una graffetta – una semplice clip metallica – e li intascò. «Allora tutto chiaro» disse.
Claudio annuì senza rispondere. Provava un vago senso di irritazione. Il vecchio (Battista, all’anagrafe) gli sembrava un po’ troppo “in parte”: berretto blu con pompon, pantaloni a zampa d’elefante e maglietta a righe bianche e rosse. Diamine stavano solo per…
«Si metta questo» disse il vecchio lanciandogli un giubbotto salvagente.
Claudio lo afferrò e prese ad armeggiare con le cinghie. Battista lo osservava senza muovere un muscolo.
«Si accende quando lo dico io, si spegne quando lo dico io, non si supera Capo Noli e, se dico di tornare, si torna».
«Non è la prima volta che vado in mare».
«Davvero?» sogghignò il vecchio.
Claudio sostenne il suo sguardo. «Davvero». Strinse i nodi. Il salvagente era assicurato come si deve. O almeno sperava.
«Mi dia una mano, allora» disse l’altro spingendo la barca (“Gozzo", per essere precisi).
Claudio si mise dall’altra parte, una mano sul bordo, l’altra sullo scalmo e si unì a lui. L'imbarcazione scivolò sulla sabbia ghiaiosa con un suono a metà tra un brivido e una carezza.
Quando l’acqua gli arrivò alle caviglie, Battista saltò a bordo con un unico, agile movimento. Claudio lo seguì un po’ più goffamente. Il tempo di accomodarsi e il vecchio marinaio era già ai remi.
Due colpi e siamo oltre il limite delle acque sicure, secondo i cartelli sulla spiaggia: un metro e sessanta, non segnalati ricordò a se stesso Claudio ma è notte e l’acqua è nera. Potrebbero essere cento metri, o mille.
«Lei dev’essere un tipo testardo» disse Battista.
«Perché?».
«Si dice che da queste parti la gente abbia un brutto carattere. Ci piacciono i turisti, ma soprattutto quando partono».
«È una specie di luogo comune».
«È stato così facile trovare qualcuno che la scorrazzasse per una gita notturna in barca ? Con tanto di lampara, poi?».
Claudio non rispose. I remi affondavano il minimo indispensabile. Uno sciacquio regolare, quasi impercettibile «Non stiamo facendo niente di illegale» disse.
«No, non stiamo facendo niente di illegale».
Si muovevano in diagonale, allontanandosi dalla costa. Verso il capo, le case erano più rare e l’oscurità più fitta. La maggior parte delle ville era deserta e l’albergo, un relitto degli anni ‘60 un po’ malandato, mezzo vuoto.
Siamo in un tempo di mezzo, tra la fine di agosto e l’inizio delle scuole. Non è più periodo di vacanza, ma la vita di tutti i giorni non è ancora ricominciata. Un momento sospeso, come quando trattieni il fiato prima di tuffarti.
«L’estate sta finendo / E un anno se ne va / Sto diventando grande/ Lo sai che non mi va» canticchiò il vecchio al ritmo della voga.
No, non quella canzone. «Perché non si pesca più con la lampara?» chiese Claudio.
«Non lo fa più nessuno».
«Non è quello che ho chiesto».
«Non conviene più. I costi, la sicurezza...».
Claudio si batté una mano sul petto indicando il salvagente «Non basta questo?».
Il vecchio smise di remare, ma la barca continuò a muoversi. Doveva esserci una corrente poco profonda e lui doveva conoscerla benissimo.«Le tasse, la previdenza, il carburante...» spiegò «E poi il pesce rende poco. Oggi mangiano tutti tonno, spada, branzino e poco altro… finché ce n’è. Si guadagna di più col turismo».
Qualcosa si mosse nell’acqua. Un tonfo sordo, seguito da un sospiro. Potrebbe essere un delfino pensò Claudio, ma Battista non disse niente. «Potreste organizzare delle manifestazioni per i turisti, Una specie di rievocazione. So che in alcuni posti lo fanno. Potrebbe rendere».
«Lei dice?».
Claudio ebbe l’impressione che il vecchio sogghignasse, ma non poteva vederlo. L’oscurità era totale. Le luci del litorale sembravano lontanissime, come se il paese fosse diventato irraggiungibile per sempre. Provò, ancora una volta, a tenere il punto. «Io ci verrei» disse. Intravide Battista sporgersi e immergere una mano nel mare, come per saggiarne la temperatura, la consistenza o chissà cos’altro. «È ora di accendere» disse.
Si alzò, facendo oscillare appena l’imbarcazione, trafficò con la lampara. Claudio sentì un sibilo e percepì un odore sgradevole. Acetilene pensò. Da qualche parte aveva letto che i marinai avevano un olfatto particolarmente sviluppato, capace di percepire il profumo della terra quando era invisibile. Ma dev’essere stato tanto tempo fa. Ora non serve più.
Con uno sfrigolio, la luce si accese. Suo malgrado, Claudio ne fu abbagliato e dovette ripararsi il volto con la mano.
«La pesca con la lampara è una questione di pazienza. Ti metti lì e attendi. Oh, se conosci la zona, le correnti, se sai prevedere il tempo, qualche vantaggio ce l’hai. Ci sono vecchi che potrebbero passare notti intere raccontando zuffe tra Noli e Varigotti e per il controllo delle zone di pesca, ma per la maggior parte è roba inventata, o di seconda o terza mano. E, alla fine, che cosa ti trovavi in mano? Ciciarelli, sarde, sgombri, pagelli. Pesci piccoli per la maggior parte dell’anno».
Iniziò a soffiare un vento umidiccio. Non era freddo, ma Claudio si strinse nel giubbotto. Era un’aria che pareva volersi attaccare alle ossa e non mollarle più.
«Libeccio, se ho un po’ d’acqua ce la metto» sentenziò Battista.
«Ma lei ha continuato a pescare, in tutti questi anni».
L’uomo dette un colpetto affettuoso al gozzo. «Pesca ecosostenibile, la chiamano oggi. Suona un po’ meglio che “da fame”» Strizzò l’occhio a Claudio. «E poi sono un tipo testardo». Si massaggiò le braccia come se, anche lui, avvertisse il freddo. Non solo la brezza di quella sera, ma anche quelle accumulate nel corso degli anni. Fissava una nave da crociera all’orizzonte, splendente di luci come un natante da favola. Prese a fischiettare il refrain di “L’estate sta finendo”.
No, di nuovo . «Non è che è un romantico, invece?» chiese Claudio.
Il pescatore si voltò di scatto. Alla luce della lampara, le rughe sulla faccia sembravano tagli.
Forse sono stato indiscreto, ma quella canzone…
Battista si girò di nuovo verso il mare. «Solo uno cui piace ricordare quando era ragazzo. Sai quando diventi vecchio? Quando pensi più al passato che al futuro. Gli anni non c’entrano».
Un’onda più alta delle altre fece rollare la barca. Lontanissima, risuonò una vibrazione simile a quella di prima, ma più bassa, profonda. Corse sotto il pelo dell’acqua, perdendosi in distanze indicibili, indifferente alla presenza degli uomini.
«Capodogli, scommetto» disse Battista «Il Santuario dei Cetacei, tra Corsica, Liguria e Toscana. A volte arrivano fin qui. È stato molto fortunato». Piantò gli occhi in faccia a Claudio «E lei, perché è qui? Perché è qui davvero?».
Glielo devi dire, dopo essere stato così indiscreto. Non proprio tutto, ma… «Vecchi ricordi» rispose «è come dice lei. Quando si diventa vecchi diventano ingombranti. Le vacanze da ragazzi...».
Il vecchio pescatore sorrise. Le rughe cambiarono forma. «Le prime avventure estive, eh?» Ora sembrava molto più giovane.
Claudio annuì «La mia prima ragazza» indicò un punto sulla costa immerso nel buio. «Venivamo alla spiaggetta vicino alla Grotta dei Falsari quando non c’era nessuno».
Una nuova onda, giungendo dalla nave da crociera, li colpì. Il gozzo rollò e il pescatore dette un paio di colpi di remo disponendosi di prua. Claudio si accorse che erano in linea con la punta del Capo. Mai doppiare Capo Noli.
Il rollio si trasformò in un tranquillo beccheggio. Poco a poco, si stavano spingendo sempre più al largo. Claudio osservava il punto in cui sapeva esserci la grotta. Non si vedeva nulla, ma lui sapeva che era lì. Lui sapeva… «C’è qualcosa di peggio che capire di essere stati felici e che quella felicità non tornerà mai più?» disse a voce così bassa che, se anche ci fosse stato il più piccolo rumore, nessuno lo avrebbe udito. Ma il silenzio era assoluto. Attento. Hai doppiato il capo. E l’estate sta finendo.
L’onda venuta dalla nave raggiunse la grotta e vi si infilò echeggiando.
Claudio si voltò verso Battista. Il vecchio lo fissava. Ogni traccia di sorriso era scomparsa e ora sembrava avere centinaia di anni. O che fosse risalito dal fondo del Maelström. «Non è andata così» disse.«Lo so perché l’ho letto sul suo diario. Non ce l’hai mai portata, mia figlia, alla Grotta dei Falsari, e nemmeno alla spiaggia. Le avevi promesso che l’avresti fatto l’anno dopo, ma non sei tornato. Non più. Finora».
Claudio strisciò all’indietro, portandosi più lontano che poteva da Battista. Il gozzo oscillò imbarcando acqua.
«Ci è andata lei, da sola, alla grotta, l’anno dopo, quando ha capito che non saresti tornato» proseguì il pescatore «Sai come si dice, no?».
Claudio si guardò indietro, ma c’era solo il mare. E aveva l’impressione che, presto, l’avrebbe visto anche troppo da vicino. «Mai doppiare Capo Noli» rispose.
Battista annuì. «Non su un gozzo come questo. Non se sei da sola. Non se hai tredici anni» indicò il salvagente. «Quello non ti salverebbe. Lo so perché so come si controlla l’attrezzatura. Tu no. Me ne sono accorto subito».
Claudio guardò i remi. L’impugnatura era rivolta verso Battista. Non sarebbe mai riuscito ad afferrarne uno, figurarsi usarlo come arma improvvisata.
«L’ultima cosa che ha scritto è stato il testo di quella canzone...”In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più / È il solito rituale, ma ora manchi tu / Io sono ancora sola, non è una novità / Tu hai già chi ti consola, a me chi penserà / Una fotografia è tutto quel che ho /Ma stanne pur sicuro, io non ti scorderò” … sei invecchiato bene, devo dire. Senz’altro meglio di me». Flesse le dita tre volte. Dita che avevano passato anni a tirare su reti e carichi pesanti.
«Se me lo avesse chiesto, le avrei detto che saresti tornato. È come la pesca con la lampara: solo questione di tempo. Prima o poi la luce ti attira, i ricordi ti riportano indietro e non puoi evitarlo anche se non sei un pesce e se sai che cosa ti capiterà».
«E adesso?» chiese Claudio. Era una domanda stupida, ma i pesci non brillano per intelligenza.
Al largo, nel buio, risuonò il canto delle balene.
«Di quando è quella canzone?» chiese il vecchio.
«Cosa?».
«“L’estate sta finendo”».
«1985».
Battista confermò annuendo «Quasi quarant’anni. A volte ho pensato che non tornassi, ma poi.. ».
La barca oscillò ancora: un’altra onda, impossibile dire provocata da cosa.
«La pesca con la lampara, il mare... ti insegnano delle cose. Ad aspettare, certo, ma anche altro. Non so bene cosa. Forse che non si può odiare per quarant’anni. Tu che ne dici?».
Claudio si guardò intorno. La nave da crociera era scomparsa e il mare era nero, tutto nero e buio a parte la lampara sul gozzo. «Forse» disse.
«E amare?».
Le onde si erano quietate. Le balene, se tali erano, non si udivano più. Perché sei tornato dopo tutto questo tempo? Perché sei tornato davvero? «Forse».
«Magari, oltre il Capo, lo capiremo» disse Battista.
Claudio si accomodò sul sedile e mise una mano nell’acqua. Era calda, come sempre accade dopo il tramonto. Gli parve di percepire una lieve pressione sulle dita, come una corrente, ma non ne era certo. «Magari» ripeté.
Il vecchio impugnò i remi e riprese a vogare tranquillo dirigendosi verso il largo.
La lampara brillava.

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